Intervista
con Dario Lopez
• Iniziamo
a conoscerci: parlaci di
te, e di come si è sviluppata
la tua passione per il design
moto:
La passione per il mondo
delle due ruote è da sempre esistita e si è poi
rafforzata fino a trasformarsi in lavoro. E’ questa
la cosa che ogni appassionato di moto vorrebbe realizzare.
La mia formazione deriva però dal mondo dell’architettura
e non dal trasportation design; è proprio
quest’aspetto che ha maturato in me il desiderio
di trasferire i concetti di una cultura progettuale
ad un’altra, cercandone possibili punti di
unione e sviluppo.
• Come
si è sviluppata la tua collaborazione con
Aprilia?
La mia tesi di laurea
in architettura ha aperto, quasi per gioco, la strada
al mondo del trasportation design; per me un mondo
nuovo, diverso da quello dell’architetura dove
la cultura al progetto ha storicamente e fondamentalmente
un approccio statico, e il concetto di dinamicità
rasenta l’astrazione.
Aprilia è un’azienda dinamica e coraggiosa;
con la mia tesi Aprilia ha creduto in un atteggiamento
progettuale diverso da quello utilizzato dalle
consuete scuole di trasportation/industrial design,
per la ricerca e lo sviluppo di un nuovo concept.
C’era bisogno di innovazione concettuale
più che formale.
Anche l’Università di Venezia, lo
IUAV, (nella persona del Prof G.Morpurgo, docente
del corso di arti e comunicazioni visive) ha creduto
in questo tema alternativo ed insolito per questo
tipo di facoltà.
• Il
tuo progetto si propone
come innovativo nel suo
segmento. Quali gli obiettivi
che lo hanno ispirato?
La
sfida consisteva nel
realizzare un concept-scooter
di ridotte dimensioni
legato alla mobilità
urbana individuale;
l’obiettivo primario
era innovare, senza
portare degli stravolgimenti
ad un mondo tendenzialmente
conservatore e legato
a problematiche produttive
industriali basate
su costi, numeri e
fattibilità di
prodotto.
Non volevo realizzare
quindi un microscooter,
tipologia di veicolo
in via di estinzione,
bensì
un veicolo compatto,
ridotto all’essenziale,
dove la funzione fosse
chiaramente espressa
dalla forma e dal colore.
• Perchè hai
scelto un progetto per uno scooter e non per un altra
categoria di veicolo?
Lo scooter, rispetto
alla moto, rappresenta il veicolo dove l’estetica
legata alla carrozzeria è predominante rispetto
la tecnica contenuta in essa e permetteva, quindi,
maggiore opportunità di espressione dei concetti
che volevo comunicare.
Esiste una forte analogia tra lo scooter e il mondo
dell’auto; nell’auto molti veicoli
si distinguono solo per l’aspetto esteriore
poiché utilizzano delle piattaforme tecniche
comuni; oggi questo aspetto è
spesso utilizzato anche nel mondo scooteristico.
• Parlaci
della tua creazione: quali i punti maggiormente rivoluzionari?
La mia ricerca mira
a trovare una fuga dalla standardizzazione del prodotto,
attraverso un linguaggio visivo differente e introducendo
trattamenti cromatici e uso di materiali in modo
non convenzionale.
L’asimmetria è l’aspetto stilistico
e grafico più interessante del progetto;
caratterizza e distingue fortemente il veicolo
da qualsiasi altro attualmente in produzione.
L’analisi compositiva delle geometrie
è facilmente individuabile attorno al
“gioco” di tre superfici sferiche (le
due ruote e la cellula centrale) e alla forma ricorrente
della circonferenza e dell’ellissi.
Il lato destro del veicolo presenta la maggior
parte degli elementi meccanici a vista, per questo
lo definisco lato “sporco”. Le plastiche
utilizzate in esso sono infatti in Master, ovvero
in plastica grezza (grigie per marcarne l’effetto)
o pensate in plastica riciclata.
Il lato sinistro, quello “pulito”,
è il lato dal quale si accede al mezzo (generalmente
infatti si sale in moto inconsciamente solo dal
lato sinistro, per motivi di equilibrio e coordinazione);
esso è dunque caratterizzato e maggiormente
valorizzato da superfici verniciate, ed è privo
di parti meccaniche a vista.
Il pannello anteriore ripropone il tema dell’asimmetria
ed, intrinsecamente, quello della sicurezza; la
forma a scudo conferisce l’idea di forza
e protezione, e la fanaleria, celata asimmetricamente
all’interno di esso, quello della sicurezza
(verso il centro strada).
Tutti questi aspetti tecnico-estetici sono racchiusi
e rappresentati da volumi semplici e tondeggianti;
ho evitato l’utilizzo di spigoli per conferire
al veicolo una maggiore sinuosità di forma,
poichè più rassicurante e al di fuori
di mode e tendenze stilistiche di rapida inversione.
Il veicolo non ha così scadenza nel tempo
e rimane sempre attuale ed attraente.
Tutti gli elementi verniciati del veicolo sono
facilmente removibili dall’utente stesso
e sostituibili con altri “body panels”
di diverso colore, per una facile e rapida personalizzazione
del proprio veicolo.
• E
la scelta del nome? da cosa è stata ispitata?
“Scoodo”
è Scooter, ma anche protezione, forza, leggerezza,
maneggevolezza.
Sono infatti gli stessi concetti che ho cercato
di esprimere attraverso le forme, i volumi e il
trattamento cromatico di questo concept.
• Quanto
impegna un progetto come questo? Descrivici le fasi
e i tempi della sua nascita
Sono stati necessari
più di sei mesi per arrivare alla definizione
e alla presentazione di questo modello; un tempo
relativamente breve per una tesi di laurea e comunque
abbastanza compatibile a delle reali tempistiche
aziendali.
Il primo step consiste nella definizione dell’input
di prodotto: ho basato la mia ricerca sulle ipotetiche,
quanto realistiche, esigenze di mobilità cittadina,
mirate alla riduzione dell’impatto ambientale
dei veicoli all’interno dei centri urbani.
Di qui la scelta di realizzare un veicolo compatto,
individuale, dinamico ed ecologico.
La fase di analisi e creazione è generalmente
la fase più difficile all’interno
dell’iter progettuale, soprattutto se l’obiettivo è creare
qualcosa di innovativo e diversificato.
A questa si accompagna la fase di ricerca estetica
attraverso la realizzazione di “sketches”
o bozzetti bidimensionali su carta.
Successivamente ho sviluppato
anche una ricerca estetica 3D, attraverso la creazione
di un modello virtuale, fase che però
ritengo meno emozionale e creativa della precedente.
Ad individuazione della forma ideale ho iniziato la
realizzazione della maquette di studio in scala 1:3
in Clay; il modello reale in scala
è infatti fondamentale per capire la correttezza
delle forme e delle proporzioni; quello in scala 1:1 è indispensabile
in una fase avanzata per avere l’effettivo riscontro
della forma reale.
La fase successiva è
stata quella di ottenere, dalla forma definitiva in
clay , degli stampi in gesso dai quali realizzare
un corpo solido in resina pronto per essere verniciato
e completato di finiture ed elementi meccanici.
• Hai
usato materiali speciali?
Per la prima fase
di modellazione della maquette ho utilizzato Poliuretano
a bassa densità, successivamente il Clay,
un materiale naturale, stabile, che si plasma facilmente
a caldo e si modella a freddo.
Ho usato invece il gesso per ottenere dalla forma
in Clay lo stampo finale, e resina per lo stampaggio
del modello. E’ stato sufficiente realizzare
due soli gusci per stamparne l’intera forma
(non esistono praticamente sottosquadra e la chiusura
stampo coincide con la mezzeria del veicolo).
Ho utilizzato anche alluminio per le parti meccaniche,
come il forcellone monobraccio anteriore e i dischi
dei freni (realizzati a tornio); invece resina
poliuretanica ad alta densità
per il corpo motore e per il portapacchi.
• Prevedi
degli sviluppi ulteriori e futuri del tuo progetto?
L’obiettivo
non era quello di creare un prodotto pronto per l’industrializzazione,
quanto piuttosto stimolare la creatività verso
soluzioni estetiche innovative.
La provocazione e l’eccesso di forme dai
contenuti estremizzati generalmente non trovano
riscontro immediato in un processo industriale
e in un mercato saturo di convenzionalità.
Il compito dei “concept” è
quello di testare la gradevolezza di un nuovo veicolo
o di un nuovo trend stilistico, attraverso forzature
e soluzioni generalmente ritenute impossibili o
troppo costose da realizzare ma che potranno avere
riscontro in altre future applicazioni e modelli,
o essere utili a generare altre idee innovative.
• Un’analisi
di settore: dove sta andando il settore scooter?
Quali le scelte progettuali per la mobilità urbana?
Il settore scooter
segue le esigenze di una società in continuo
evolversi, dove l’eccesso e l’esagerazione
sembrano esserne le chiavi di lettura.
La mobilità dei centri urbani necessita
invece di ordine e misura. Il trend dell’automobile
si sta dirigendo verso il sovradimensionamento
dei veicoli con ovvie ripercussioni sugli spazi
urbani.
Ritengo che il controllo e il contenimento dei
volumi dei veicoli sia una scelta progettuale necessaria
per restituire un mondo a misura d’uomo ed
evitare quindi la generazione di mezzi sproporzionati
agli spazi in cui essi sono inseriti.
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