Carlo Toccafondi - Aprilia Racing Mechanic

Carlo Toccafondi - Aprilia Racing Mechanic

Il nostro Team

Quando ti avvicini al retro box, passando accanti ai due semirimorchi graficati Aprilia, non è raro sentire un ronzìo costante. Seguendolo c'è la grossa probabilità si tratti di una fresa pneumatica, e altrettanto facilmente a maneggiare in maniera quasi artistica l'attrezzo è un toscano verace, magrolino. Non per molto, perchè mentre stai ancora pensando a cosa chiedergli lui è già schizzato via. Nel box, tra chiavi e bulloni, a provare il pezzo appena costruito. O a cercare il calibro per verificare una misura. Il Tocco è fatto così: manca un pezzo? Nessun problema, lo si fa. Un supporto va modificato? 5 minuti ed è pronto.

Una presenza essenziale in un team che lavora per mesi lontano dal reparto corse, con una buona dotazione di attrezzi ma ovviamente senza macchinari troppo ingombranti per essere trasportati nei vari circuiti. E, anche nell'epoca dei computer e delle centraline, una moto rimane pur sempre un mezzo meccanico. Che richiede manutenzione costante e, perchè no, una sana vecchia dose di artigianalità.

"Quando ho iniziato io, nel 1990, il team ufficiale Aprilia in 125 era composto da da quattro tecnici, più il pilota - conferma Carlo Toccafondi, classe 1976, meccanico dell'Aprilia Racing Team Gresini nel box di Stefan Bradl.

"Nel Reparto Corse Aprilia che ci assisteva lavoravano meno di 20 persone, ed erano già protagonisti sia in 125 che in 250. Io seguivo Alessandro Gramigni, mio conterraneo, e nella 125 ti sudavi ogni singolo punto. Pensa che misuravamo i rullini dei cuscinetti di biella ad uno ad uno, per guadagnare una percentuale di cavallo. Che, sommati ad altre piccole accortezze, potevano fare la differenza".

Il tuo ricordo più bello di questi 26 anni?

“Sicuramente il primo Mondiale vinto con Gramigni, nel 1992 in 125. Si tratta anche del primo titolo per Aprilia nel Motomondiale. Ora, dopo che i titoli sono diventati qualche decina, sembra tutto facile ma al tempo sapevamo di aver iniziato qualcosa di davvero importante”.

Cosa ti spinge a tornare in pista quasi ogni weekend?

“Sembra banale, ma è la passione. Nelle corse le cose non vanno sempre come vorresti, ci sono annate dove ti diverti e porti a casa un risultato che ti ripaga del lavoro svolto, altre dove c'è da sudare senza sosta e sembri non uscire mai dal tunnel. Ecco, in quel momento scatta qualcosa che ti fa andare avanti, non può essere che la passione”.

La cosa più importante del tuo lavoro di meccanico in pista?

"Credo che sia comune a tutti i miei colleghi. Mentre stai lavorando non ci pensi, ma c'è una vocina ben presente nella testa, che si fa sentire ogni tanto. Allora inizi a pensare che un pilota sta per entrare in pista, dove si infilerà in una curva a 250 all'ora con la moto che, possiamo dirlo, hai appena finito di montare. E pensi che basterebbe anche una sola vite non serrata a creare problemi. Nel nostro lavoro l'errore non è ammesso, devi essere sempre concentrato in quello che fai. Certo, i 5 minuti di relax ci stanno, ma quando si entra nel vivo non c'è spazio per la disattenzione. Solo a fine gara tiri un sospiro di sollievo. E ti rimetti al lavoro!"